Non è facile affrontare l’estate nei palazzi fiorentini del Quattrocento ma, nonostante tutto, questi si riorganizzano per riuscire a sopportare il caldo: murature spesse, cortili interni porticati, fontane, giardini: ecco i principali accorgimenti per difendersi dal caldo estivo.
Forse nel Quattrocento le estati erano differenti. Forse non faceva così caldo.
Ma estate è estate e sicuramente anche i nobili fiorentini lo soffrivano non poco.
All’epoca non ci sono ventilatori né aria condizionata…bisogna allora, in qualche modo crearli.
Dato che mi sto occupando della Firenze di Lorenzo de’ Medici, prendo come esempio Palazzo Medici-Riccardi, costruito da Michelozzo su commissione di Cosimo il Vecchio a partire dal 1444, ma la stessa cosa vale anche per altri Palazzi fiorentini, come Palazzo Pitti (più piccolo della reggia attuale), Palazzo Strozzi o Palazzo Gondi, tutti costruiti nella seconda metà del secolo.

IL PALAZZO FIORENTINO DEL QUATTROCENTO: LE MURA ESTERNE
Il palazzo fiorentino del Quattrocento è un blocco cubico, compatto, che si sviluppa in larghezza sostituendo le case torri con la loro estensione verso l’alto.
Come già evidenziato nel mio articolo Dalla Casa Torre al Palazzo Rinascimentale, la caratteristica principale del Palazzo fiorentino di questi anni è il bugnato: la grande bugna rustica, solitamente utilizzata nel piano terra, progressivamente si alleggerisce verso l’alto, passando così dal bugnato rustico del piano terra al bugnato liscio di quelli superiori.
Proprio il bugnato e, di conseguenza, le mura spesse, sono la prima fonte di difesa dal caldo esterno: di notte il fresco accumulato nella pietra, viene rilasciato molto lentamente durante il giorno rallentando, in questo modo, il surriscaldamento interno.

Verso l’alto si nota l’alleggerimento della bugna, il bugnato liscio

L’estate nel palazzo fiorentino del Quattrocento: i cortili interni
Entrate dentro i Palazzi fiorentini del Quattrocento: subito siete accolti da un cortile interno, il cortile d’onore, costruito come un chiostro.

Ai lati dello stesso, si trovano porte o scale per raggiungere i diversi ambienti.
Costruiti in pietra ( a Firenze, sull’esempio di Brunelleschi, si usa la pietra serena che sottolinea con il suo bel colore grigio le strutture architettoniche), questi non sono solo un luogo decorativo, ma funzionano come veri e propri pozzi che incanalano l’aria fresca.
Gli stessi portici a piano terra creano zone d’ombra in cui l’aria, spesso rinfrescata dalla presenza delle fontane, sale verso l’alto raggiungendo i piani superiori, generando così una ventilazione naturale.
Vicino all’atrio chiostro-cortile-porticato, si trova il giardino, a Palazzo Medici Riccardi lo stesso corre lungo la strada laterale da cui è diviso da un alto muro di cinta, dotato di fontana il cui zampillo diffonde l’acqua che genera un microclima più umido e temperato che mitica l’afa dell’estate fiorentina.


Sul lato sud del giardino di Palazzo Medici Riccardi si trova, nel Quattrocento, una loggia aperta: è qui che si è svolto il banchetto di nozze del matrimonio di Lorenzo e Clarice nel 1469.
Teniamo presente, inoltre, che all’ultimo piano sono presenti altane da dove si poteva godere di una leggera brezza.
L’ estate nei palazzi fiorentini del Quattrocento: l’interno dei palazzi
La cosa che più mi ha sorpreso durante i miei studi sui palazzi fiorentini del Quattrocento è che le camere interne vengono “smontate” d’estate e riapparecchiate d’inverno.
Bisogna, però, anche sottolineare che scorrendo i documenti si nomina sempre il Palazzo estivo o d’estate, e gli appartamenti invernali.
Tutto in un unico palazzo? Si!
Teniamo anche presente che in un palazzo vivono più generazioni: da quando è costruito e completato, a Palazzo Medici Riccardi in via Larga ci vivono Cosimo il Vecchio, con moglie figli, nuore, nipoti…
La bella Clarice, moglie di Lorenzo il Magnifico, vive a Palazzo con Lucrezia Tornabuoni, madre di Lorenzo e di lei suocera… e non è che Clarice fosse tanto felice di questo, non foss’altro perché è spesso tenuta ai margini della famiglia.
All’interno le stanze hanno pavimenti in cotto e soffitti alti a cassettoni che favoriscono la circolazione dell’aria calda verso l’alto, un bell’esempio di scuri si trova ancora a Palazzo Davanzati.

E’ chiaro che anche i nostri nobili oscurano le finestre: queste ultime vengono chiuse durante il giorno per tenere fuori i raggi del sole e l’aria calda.
Si impiegano pesanti scuri in legno e tendaggi, per poi riaprire le finestre di notte o all’alba quando l’aria è più fresca.
L’estate nei palazzi fiorentini del Quattrocento: scandire la vita a seconda delle stagioni
I nobili organizzano la loro vita in base alle stagioni, cambiando le abitudini quotidiane…in base al sole.
Durante le ore più calde della giornata, tutti si spostano ai piani inferiori o nelle stanze a nord, solitamente il lato più fresco, e nei seminterrati che presentano una temperatura più mite.
Torniamo agli appartamenti estivi.
Sappiamo dall’inventario dei beni redatto all’indomani della morte di Lorenzo il Magnifico, che al piano terra, nell’ala nord del Palazzo, si trovano le stanze di servizio (o della servitù), una camera del “portiere”, di lato all’entrata principale, sulla via Larga, ancora le stanze dei cancellieri, utilizzate per l’amministrazione del Banco Mediceo.
Nell’ala sud si trova, invece, il primo appartamento completo, con una loggia che affaccia sul giardino, una porta indipendente che sbocca su via dei Gori: appartamento, questo, abitato d’estate.
Così ci dice l’inventario: Durante l’estate Lorenzo il Magnifico alloggia al piano terra, nella grande camera detta camera di Lorenzo (oggi corrisponde alla biglietteria del Palazzo) … .
La stanza presenta un pannello intarsiato in legno di cipresso, un letto riccamente decorato, un letto più piccolo, tavolini, armadi, sedie e sono nominate anche le tre tavole della Battaglia di S. Romano di Paolo Uccello, tornate al Magnifico dopo diverse traversie.
Presenti anche una Caccia di Francesco di Stefano detto il Pesellino, l’Adorazione dei Magi di Beato Angelico e di Filippo Lippi, oggi conservata alla National Gallery of Art di Washington e, ancora, Il Ritratto di Galeazzo Maria Sforza, oggi alla Galleria degli Uffizi.


La riorganizzazione delle stanze
L’estate nei Palazzi fiorentini del Quattrocento significa anche questo: riorganizzare le stanze.
Quando i signori abbandonano le stanze dei piani nobili, queste sono ricreate al piano terra.
Si smontano le stanze.
Via i pesanti arazzi di lana alle pareti (che d’inverno mantengono il calore), si tolgono gli spessi tappeti, anch’essi appesi alle pareti.
I muri tornano “nudi”, riappaiono, quindi, i bei decori ad affresco (spesso gli affreschi stessi simulano tendaggi) con motivi decorativi geometrici, floreali o a finta loggia, come in Palazzo Davanzati, il tutto per lasciare le pareti scoperte e percepire un po’ di fresco a contatto con la parete “nuda”.

Dietro le donne della famiglia Tornabuoni si nota una portiera o usciale ad arazzo dipinto con un motivo floreale appeso ad un palo appoggiato allo stipite in pietra sulla porta.
Si smontano i baldacchini dei letti: via i pesanti tendaggi in velluti, si mettono candidi e leggeri veli, si tolgono chiaramente le pesanti coperte invernali di velluto a favore di lenzuola in lino finissimo o di canapa.

La giornata estiva del nobile fiorentino
D’estate cambia anche il modo di trascorrere la giornata: la vita pubblica e gli affari si concentrano all’alba e nelle prime ore della mattina.
Nel primo pomeriggio, la città si ferma per un piccolo riposo e per difendersi dal forte caldo, rifugiandosi nelle stanze più buie del palazzo.
Certamente… gli odori non saranno stati dei migliori!
La vita sociale riprende, quindi, al tramonto e continua fino a notte fonda.
La cena viene servita nella loggia o nel cortile interno: mangiare all’aperto è un vero e proprio status symbol del comfort rinascimentale.

Vengono serviti piatti freddi, leggeri e ricchi di verdure (non però pomodori, patate e fagioli perché non esistono ancora sulle tavole dell’epoca: appaiono dopo la scoperta dell’America nel 1492).
Si mangia la Panzanella, (l’antenata dell’odierna), vero piatto estivo per eccellenza, celebrato anche da Boccaccio: non ha ancora il pomodoro, ma pane raffermo toscano, bagnato nell’acqua, strizzato e condito con cipolla, aceto, olio d’oliva, e tanto rosmarino (ramerino), la menta ed altre erbe aromatiche.
Celebre è anche la Carabaccia, la zuppa di cipolle fiorentina, molto amata anche da Leonardo da Vinci: viene consumata tiepida o fredda, addolcita con mandorle e zucchero.
Si consumano carne, pesce e gelatine ottenute dagli stessi: brodi densi di carne o pesce vengono fatti raffreddare fino a diventare gelatina (galantine); sono serviti freddi di cantina, aromatizzati con zafferano, cannella e aceto.
E per rinfrescare il vino?
I più ricchi, pensate, acquistano la neve o il ghiaccio importati dalle montagne dell’Appennino; questi sono portati fino alle ghiacciaie dei sotterranei dei palazzi, e utilizzati per servire vini freschi durante la cena.
E i vestiti?
Chiaramente, come facciamo noi oggi, anche i nostri nobili cambiano il guardaroba, non però la foggia degli abiti.
Le donne indossano sempre la giornea e la cioppa (ne parlo nel mio articolo La moda femminile a Firenze ai tempi di Lorenzo il Magnifico) ma queste ultime non sono più confezionate con i pesanti velluti, broccati, ma in lino finissimo, in fustagno leggero (un misto di lino e cotone) e, soprattutto in seta (taffetà e raso sottile).
La cotta, la veste interna leggera, è confezionata, quindi, in lino o seta; sopra, la giornea, è aperta sui fianchi e senza maniche … molto amata d’estate perché…l’aria circolava liberamente!.
Come ho scritto più volte nei miei precedenti articoli sulla moda, le maniche sono sempre staccate, cucite all’abito con stringhe o nastri: nei bauli delle donne dell’epoca sono presenti tantissime maniche, di colori e tessuti differenti da adattare … per ogni singola occasione o… stagione!
In conclusione…
Tutto sommato, dopo questo excursus notiamo che la storia, come per ogni cosa, si ripete.
L’estate nei palazzi fiorentini del Quattrocento si fanno le stesse cose che, tutto sommato, facciamo noi oggi: si chiudono le finestre, si tolgono le coperte, si utilizzano stoffe più leggere, ci si sposta, chi può, nei piani inferiori… nonostante tutto… la percepisco quell’aria fetida e stagnante che è presente dentro le ricche stanze; il buio della stanza da dove solo un piccolo raggio luminoso fende l’scurità della stessa.
Tutto è silenzio, tutto è fermo.
La nobildonna, stesa sul letto o inginocchiata nell’inginocchiatoio in legno splendidamente intarsiato, snocciola i grani di perle del rosario mentre rivoli di sudore scorrono dalla cuffia che tiene ordinati i capelli.
Fa caldo, nonostante tutto, fa caldo … prega e pensa.
Pensa al marito che è in villa… a Careggi, a Cafaggiolo.

Si alza, chiama la servitù.
“Preparate i miei bauli e il carro, ci spostiamo tutti in villa, qui a Firenze, non ci si può più stare…”.
L’estate nei palazzi fiorentini del Quattrocento … è una questione di sopravvivenza, si fa quel che si può per sopravvivere al grande e afoso caldo fiorentino!.


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