I tessuti del Rinascimento fiorentino, e non solo, sono chiaramente visibili nei ritratti di donne dell’epoca, opere che mettono bene in evidenza il ruolo che esse occupano nella società del tempo e, nello stesso tempo, quali ne sono i valori.
Quando il pittore descrive con cura la ricchezza dei tessuti e degli ornamenti, ci troviamo di fronte, con ogni probabilità, a ritratti di spose in quanto le leggi suntuarie dell’epoca permettono alle donne di indossare tessuti eleganti solo in occasione di cerimonie ufficiali e per le loro nozze.
Molti di questi ritratti sono realizzati di profilo, questo perché permetteva di rappresentare in dettaglio il disegno della manica che, spesso, è realizzata con il tessuto più pregiato di tutto l’abito.
I vestiti nuziali o da cerimonia, sono realizzati con i tessuti più costosi e raffinati dell’intera produzione serica fiorentina.
Pensate che il costo di queste vesti è esorbitante ed equivale, talvolta, a quello necessario per l’acquisto di tre poderi di estensione medio-grande: questo ci fa capire come ci si trova di fronte a personaggi che appartengono alle più importanti famiglie fiorentine, che fondano la loro ricchezza sul commercio e sulle banche e, inoltre, che occupano le più alte cariche istituzionali.
I TESSUTI DEL RINASCIMENTO NEGLI ABITI DA SPOSA
A Firenze nel XV secolo quando una coppia si sposa non celebra solo un matrimonio, ma un’unione fra le famiglie e la potenza delle stesse: l’apparato nuziale della donna, è la testimonianza del loro accordo economico.
E’ curioso notare che le vesti della sposa, come i gioielli indossati e con cui sono ritratte, non fanno parte della sua dote, ma sono un esclusivo dono del marito, il cui valore deve grosso modo corrispondere a metà della dote della sposa.
Ecco, quindi, che il ritratto diventa anche una sorta di inventario dei beni che risulta molto utile in caso di prematura morte del marito e la richiesta di restituzione della dote da parte della donna.
Bisogna tenere presente, infatti, che le vesti nuziali e le parti preziose del ricamo sono spesso vendute, noleggiate, impegnate, dopo tre anni dal matrimonio, rendendo in questo modo chiaro come l’apparato nuziale è considerato un gesto rituale di offerta, non un vero e proprio dono alla sposa.
LA DONNA MANIFESTA LA VOLONTA’ DELL’UOMO
Molti uomini, circa due-tre anni dopo del matrimonio, disfano l’abito, ne vendono la stoffa, i pezzi del ricamo, e i gioielli con cui ha rivestito la futura moglie il giorno delle nozze.
Ne consegue che l’immagine della donna nel ritratto, esaltata dai poeti del tempo che cantano come la stessa ha la capacità di sollevare, attraverso l’amore alla grazia divina e guidare gli uomini alla salvezza, in realtà non manifesta la virtus femminile, ma quella del marito, banchiere o mercante che sia che, grazie alla forza della ragione e al coraggio di agire, è riuscito a cambiare e dominare una vasta parte del mondo, grazie al commercio.
Il ritratto rappresenta quindi l’orgoglio, magnificando attraverso lo splendore dell’immagine queste virtù, personali e sociali, da cui dipende, anche, il benessere dell’intera comunità.
E’ chiaro, quindi, che i gioielli e i tessuti pregiati costituiscono il marchio e l’onore, rendendo visibile attraverso di essi il proprio stato.
LE VESTI DI SETA
Le vesti di seta, già dalla metà del Trecento, sono diventate un bene diffuso parallelamente alla diffusione dell’espansione della manifattura serica a Firenze che ha conosciuto, già dalla fine del XIV secolo e l’inizio del successivo, un aumento notevole di capitali e di profitti a scapito della manifattura della lana.
Le sete più preziose prodotte a Firenze all’inizio del XV secolo sono i velluti broccati con oro, come racconto nel mio articolo La moda nel XV secolo.
Per produrli sono stati messi a punto telai specifici, con la conseguente creazione di figure professionali nuove per tutta la filiera della lavorazione.
I disegni per i tessuti sono forniti, talvolta, da artisti famosi ma, successivamente, devono essere tradotti sul filato da una figura professionale specifica in relazione della montatura del telaio che doveva realizzarli.
Il velluto è, in questi anni, un campo di sperimentazioni continue per cambiarne l’aspetto, le qualità luminose, rispetto agli altri tessuti.
I BROCCATI FIORENTINI
Fra i tessuti del Rinascimento sono famosi i broccati fiorentini, che raggiungono, all’epoca, prezzi da capogiro.
La lavorazione è molto lenta, non si producono più di due pezze all’anno, ma i loro guadagni sono quattro volte superiori rispetto a quelli degli altri tessitori.
Sono proprio questi velluti broccati che appaiono di solito sulla manica delle dame ritratte di profilo.
Li si riconoscono subito, soprattutto grazie al disegno: i più ricercati velluti broccati con oro prediligono un decoro che si sviluppa in altezza e occupa tutta la lunghezza del tessuto chiamato, impropriamente, griccia: questo motivo lo troviamo rappresentato nelle vesti dei personaggi sacri, di re e di angeli.
Esso è caratterizzato da un tronco serpeggiante che sfocia in una ricca infiorescenza con al centro una melagrana, una pigna, o un cardo.


ZETANI VELLUTATI
Altra tipologia di tessuti sono gli zetani vellutati, caratterizzati da una palmetta polilobata che porta al centro gli stessi frutti.
Queste due tipologie, la griccia e lo zetano sono chiaramente rappresentati nella cotta della dama fiorentina del ritratto realizzato da un pittore fiorentino non meglio identificato, e conservato alla National Gallery di Londra.

Londra, National Gallery
La dama ritratta presenta un’elegante manica in velluto broccato e zetano vellutato
I broccati più pregiati sono quelli col pelo tinto in cremisi, ma anche i colori scuri e intensi, come per esempio il nero, per la difficoltà ad ottenere un effetto cromatico brillante e uniforme, aumenta il valore del drappo.
Come detto questi tessuti si utilizzano soprattutto nella confezione delle maniche in quanto queste ultime sono una delle parti più importanti dell’abito femminile, come racconto anche nel mio articolo la moda femminile a Firenze al tempo di Lorenzo il Magnifico.
I damaschi broccati sono i preferiti per la stagione estiva.

Grosseto, Cattedrale di S. Lorenzo

uno dei tessuti del Rinascimento più usato nella stagione estiva.
IL RICAMO
Il ricamo, come lavorazione, di solito è meno pregiato del tessuto operato, ma le cose cambiano se esso è affidato a ricamatori importanti, oppure se è particolarmente complesso e ad esso si aggiungono pietre preziose o perle.
Quindi, quando l’abito viene in seguito disfatto e venduto, il ricamo diventa un valido sostituto delle più costose sete broccate d’oro, in quanto può rappresentare nella manica l’impresa della famiglia e imitare, con l’applicazione di paillettes, l’effetto di un fondo allucciolato come ci mostra la bella manica che rappresenta Alessio Baldovinetti nel Ritratto di dama del 1460.

ambasciatore dalle corti di Milano e Urbino a Firenze, 1460-1465 ca. Londra, National Gallery
ABITI DELLE DONNE SPOSATE E NON SPOSATE
Nei ritratti delle donne sposate, le vesti sono più semplici e i gioielli meno numerosi, in ottemperanza a quanto prescritto dalle leggi suntuarie e ai precetti dei moralisti, secondo i quali il compito della donna è l’ amore caritatevole per il marito, la modestia, la mansuetudine dei costumi, e dei vestiti, nonché la cura delle cose di casa.
Le limitazioni non riguardano, invece, le donne non sposate, perché possono indossare quello che vogliono purchè non siano drappi broccati d’oro.
Con una giornea di damasco bicolore viene rappresentata Giovanna degli Albizi Tornabuoni negli affreschi della Cappella Tornabuoni in Santa Maria Novella a Firenze.
Nell’abito che Giovanna indossa, sono ricamati gli emblemi araldici della famiglia: il diamante, allusione alla sua origine da casa Medici, il sole radiante simbolo dei domenicani di Santa Maria Novella, l’aquila, presente nello stemma degli Albizi ma con il torsello fra gli artigli, presente anche in quello di Piero di Cosimo e, forse, la Elle dello sposo Lorenzo.

Firenze, Cappella Tornabuoni, Santa Maria Novella.

Le sete a tinta unita potevano essere arricchite da finissaggi costosi, ad esempio quelle marezzate, che presentavano un effetto di onde alla diversa rifrazione della luce.

Nel dipinto si nota chiaramente l’effetto marezzato della seta verde dell’abito.
IL VELO
Fra i tessuti del Rinascimento presente in quasi tutti i ritratti è il velo: lo troviamo nelle acconciature delle dame più eleganti e a coprire le scollature, secondo le prescrizioni delle leggi suntuarie.
Bologna è il centro qualificato in questi anni per acquistare veli di diverse tipologie e colori. Ma dalla fine degli anni Settanta del secolo quelli che appaiono nei ritratti potrebbero essere stati lavorati a Firenze.
I veli che servono per completare le acconciature delle dame ritratte, reggendo le complicate acconciature dei capelli, e che coprono di solito anche le orecchie, hanno un aspetto morbido e cedevole, mentre i veli dei coverceri portati sulle spalle appaiono tesi, privi di pieghe.
LA CAMICIA DI PULIZIA
Tra le vesti e il corpo, si indossa solitamente la camicia di lino purissimo per le dame più abbienti.
Questa nei dipinti si intravvede appena, a volte si nota la lattuga (l’arricciatura) che evolverà alla fine del Cinquecento nella gorgiera seicentesca.
Bianchissima come le fasce dei neonati, la camicia, confezionata con le tele più fini provenienti dalla Francia e dalle Fiandre, testimonia la pulizia del corpo ma, soprattutto, è l’emblema della purezza e dell’integrità della persona.


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