In questa seconda parte analizzo due ritratti che mettono in evidenza il valore e l’importanza dei gioielli nella Firenze del Quattrocento quali latori di significati nascosti.

I gioielli parlano, comunicano non solo la status sociale ma diventano anche portatori di messaggi e significati nascosti che, calati nel contesto dell’epoca, le classi sociali elevate sapevano codificare.

Si parla per simboli.

Oggi non ci facciamo caso o molte cose passano inosservate  ma, tenete presente, che all’epoca i pittori, soprattutto dal Rinascimento in poi, quando iniziano ad avere committenze private laiche e non più solo dalle confraternite religiose o dalla chiesa, nascondono nel ritratto messaggi che i destinatari sono in grado di leggere.

Botticelli, per esempio, cambia addirittura soggetti a seconda del momento in cui si trova a realizzare l’opera: le teorie neoplatoniche così pregnanti nel circolo culturale di Lorenzo il Magnifico, fanno da sfondo ai suoi due capolavori principali, La nascita di Venere e La primavera, per cambiare totalmente quando si trova ad operare sotto l’influenza del periodo di Savonarola.

I GIOIELLI NELLA FIRENZE DEL QUATTROCENTO: PORTATORI DI MESSAGGI NASCOSTI

Iniziamo con il Ritratto femminile con uomo alla finestra, un dipinto eseguito da Filippo Lippi nel corso del 1440.

Dato che siamo in argomento con i Medici, vi dico subito che Filippo Lippi è stato uno dei pittori preferiti di Cosimo il Vecchio, il nonno di Lorenzo de’ Medici.

Questo insolito doppio ritratto, si pensa che sia il più antico doppio ritratto conosciuto, rappresenta due sposi, Francesca di Matteo Scolari e Luca di Bonaccorso Pitti, appartenenti a due delle famiglie più in vista di Firenze.

Gioielli nella Firenze del quattrocento ritratto di uomo alla finestra
Filippo Lippi, Ritratto femminile con uomo alla finestra, 1440.
New York, Metropolitan Museum of Art

La giovane donna si presenta al suo sposo all’interno dell’abitazione, mentre l’uomo si affaccia dalla finestra tenendo in mano un drappo con lo stemma familiare che appoggia sul balcone interno della casa, quasi a suggellare l’unione della fanciulla alla propria casata.

Entrambi indossano abiti di colore rosso, dal tono cremisi al più squillante paonazzo, colore che all’epoca è un segno di distinzione e utilizzato spesso nei matrimoni.

Francesca indossa una cioppa e una gamurra, le vesti più usate durante l’inverno (vedi il mio articolo La moda femminile a Firenze ai tempi di Lorenzo il Magnifico).

il messaggio nascosto dei gioielli

La veste protagonista della composizione è la cioppa (della gamurra vediamo solo la manica realizzata in broccato verde e allucciolato con il motivo della pigna che campeggia nella parte centrale) che sembra di fino panno di lana, foderata probabilmente con ermellino bianco oppure zibellino.

La manica, molto ampia, cade morbida e presenta una profonda apertura, chiamata “gozzo”.

Il polso della manica della cioppa porta il messaggio emblematico della composizione: nella frappatura, troviamo la parola “LEALTA’ ” di cui si riconosce il profilo ricamato a punto erba in oro filato e perle.

E’ chiaro il riferimento alla virtù della fedeltà, insita nell’immagine dei due sposi.

Il prezioso ricamo assume, inoltre, un particolare valore dinastico soprattutto perché collocato a poca distanza dallo stemma, dettaglio che amplia il concetto di fedeltà, estendendolo dalla dimensione privata a quella della casata del marito.

La donna indossa una collana di perle, una spilla con perle e un diamante intagliato a tavola al centro (una rarità in quest’epoca in cui prevale il taglio a punta), e quattro diversi anelli, tutti gioielli che confermano l’alto lignaggio della dama.

Si pensa che i gioielli sono doni matrimoniali dello sposo.

Gioelli nella Firenze del quattrocento: particolari deli gioielli del ritratto
Particolare della manica frappata con la dicitura LEALTA’ ricamata;
part. delle mani dell’uomo che fanno le corna in segno di scaramanzia; vicino si nota lo stemma nobiliare.
I GIOIELLI INDOSSATI DALL’UOMO

Nella Firenze del Quattrocento anche gli uomini indossano gioielli.

L’uomo del ritratto non è da meno: osservate la mano.

Nell’opera in esame, gli anelli dell’uomo hanno la funzione di guidare l’attenzione sulla sua mano che curiosamente sta facendo le corna: sembra proprio che il gesto abbia una funzione “antimalocchio!” (Pensate che questo è il primo esempio di mano cornuta in un dipinto a soggetto profano).

Osservando la mano della donna, si nota che anche lei trasgredisce il bon ton mettendo in evidenza con due anelli il digitus infamis, il dito medio che in genere è considerato indegno di ornamento, per il gesto ingiurioso che gli è attribuito.

Gli anelli indossati dalla dama nel dito medio hanno una perla, simbolo di purezza e fertilità, e un diamante a punta analogo a quello indossato dallo sposo alla seconda falange dell’anulare. Una corrispondenza che collega ed unisce le mani dei due sposi.

Particolare degli anelli indossati dalla dama.

Secondo i lapidari dell’epoca, il diamante esercita una particolare funzione talismanica proteggendo la forza e il lignaggio sia della dama che del cavaliere.

Nella Firenze del Quattrocento, dove l’anello con punta di diamante è un emblema adottato con frequenza dalla buona società (pensiamo ai Medici e ai Rucellai), esso attesta la nobiltà dei personaggi rappresentati tradendo anche una velata simpatia medicea, in un’epoca in cui Cosimo il Vecchio era il personaggio più influente della repubblica fiorentina.

I GIOIELLI NELLA FIRENZE DEL QUATTROCENTO NEL RITRATTO FEMMINILE DI PIERO DEL POLLAIOLO

Un altro bellissimo ritratto di dama è quello eseguito fra il 1475-1480 e attribuito a Piero del Pollaiolo, artista fiorentino.

I gioielli nella Firenze del Quattrocento, Piero del Pollaiolo, Ritratto Femminile
Piero del Pollaiolo (attribuito), Ritratto femminile, 1475-1480. Firenze, Galleria degli Uffizi

Ritratta di profilo contro uno sfondo azzurro, dell’opera catturano subito il frenello, accessorio per mantenere in ordine l’acconciatura, e i gioielli che spiccano sulla splendida giornea foderata di pelliccia dal colore rossastro.

Il frenello è sostanzialmente un nastro sul quale sono ricamate tre file di perle, posto intorno alla nuca, con al centro un prezioso gioiello e un velo trasparente che copre le orecchie e tiene ordinati i capelli lungo il collo.

Particolare del frenello e del gioiello posto sulla nuca

I numerosi gioielli che la donna indossa la identificano come da poco sposata: è noto, infatti, che lo sposo dona, durante le diverse fasi degli accordi matrimoniali, diversi gioielli alla futura sposa.

Ricordiamoci che lo scopo principale di questi ritratti è quello di mettere in evidenza il potere della casata, e la sua ricchezza, celebrando nello stesso tempo le virtù matrimoniali della donna ritratta.

Il gioiello che la stessa esibisce sopra la testa è un rubino circondato di perle e zaffiri; la gemma centrale ritorna nel pendente appeso al vezzo di perle, sottolineando con questa doppia presenza le virtù della proprietaria.

IL SIGNIFICATO DELLE GEMME ROSSE

Sempre rifacendoci ai lapidari, le gemme rosse, paragonate a piccoli fuochi, sono simbolo di generosità e amore, doti richieste soprattutto alla parte femminile della coppia.

Alle perle, numerose in questo ritratto, è affidato il compito di indicare la castità della proprietaria, ma anche la sua disponibilità alla procreazione.

Il fermaglio al centro del petto portato con eleganza dalla nostra dama (al centro del petto … quindi vicino al cuore che batte), è un angelo, eseguito con la tecnica a fusione e a cera persa e smaltato, con incastonati nel corpo un rubino circondato da perle, uno zaffiro e uno smeraldo.

Questa tipologia di gioiello era molto di moda soprattutto a Milano, ma si pensa che il gioiello potrebbe essere stato eseguito anche a Firenze per un committente locale.

Probabilmente proprio il fratello di Piero, Antonio del Pollaiolo, orafo, può aver disegnato materialmente l’oggetto, creato e poi dipinto direttamente nel ritratto.

IL GIOIELLO NUZIALE

Il gioello esibito dalla dama è verosimilmente un gioiello nuziale, nel quale la simbologia delle gemme e la forma ad angelo, esprimono una valenza … magica…

Sappiamo, infatti, che spesso nei forzieri delle spose sono presenti molti talismani posti per rafforzare il legame matrimoniale o per aiutare la donna a concepire un figlio maschio.

Abbracciando le gemme incastonate, l’angelo estende il suo atteggiamento protettivo al significato simbolico di cui esse sono portatrici: l’amore, la fortuna e la casta fertilità, trasformando il monile in un talismano per la futura vita matrimoniale e per la continuazione della stirpe.

I gioielli nella Firenze del Quattrocento, particolare del gioiello nuziale portato al collo
Particolare del pendente a forma di angelo indossato dalla dama.
Tra i gioielli nella Firenze del Quattrocento i pendenti occupano un posto molto importante insieme agli anelli.

L’importanza dei gioielli e delle pietre preziose continua ancora nel Cinquecento: pensate che, non solo le donne continuano a portare vistosi gioielli, ma fili d’oro, pietre preziose e perle vengono cucite nei sontuosi abiti, come racconto nel mio articolo sulla moda del XVI secolo: vi lascio immaginare quanto potevano pesare questi abiti e a quali torture fisiche sono sottoposte le belle dame del XVI secolo, ma questa è un’altra storia!

Come sempre se vi è piaciuto l’articolo, è gradito un vostro feedback, scrivetelo nei commenti, alla prossima e grazie!

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