Al Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno si conserva un dipinto Fattori poco conosciuto, scopriamolo insieme!
A Villa Mimbelli a Livorno fra le numerose opere di Fattori si trova un’opera poco conosciuta perché posta sul retro della grande tela rappresentante la carica di Cavalleria a Montebello.
Si tratta di un’opera giovanile dell’ artista da collocarsi a ridosso delle opere storiche che Fattori in quegli anni si adoperava per rendere più “moderne” utilizzando la tecnica della Macchia.
Sulla scia degli studi e delle innovazioni portate nell’opera dai Macchiaioli Fattori, complice anche il romano Nino Costa che consiglia all’amico di lasciar perdere i dipinti di storia antica per volgersi a fatti di storia contemporanea come di lì a qualche anno il Nostro farà, interpreta il soggetto di storia antica con una concezione di luce ed ombra diverse rispetto ai dipinti dell’Accademia.
Un dipinto di soggetto storico
Scena Medicea: questo il dipinto poco conosciuto, eseguito nel 1859 a cui seguirà, un anno più tardi, Maria Stuarda al campo di Crookstone del 1860.
Scena Medicea è stata scoperta durante il restauro del 1994-1999 quando viene rimosso lo strato di colore grigio con cui Fattori aveva coperto il bozzetto del dipinto, quindi girato la tela e riutilizzato l’altra parte per dipingere un soggetto di Storia Contemporanea Un episodio della Battaglia di Montebello 1859, conosciuto anche come Carica di cavalleria a Montebello.

Per l’attribuzione a Fattori del dipinto ci viene in aiuto una lettera dello stesso scritta nel 1907 e destinata al critico d’Arte Ugo Ojetti: “ (…) Stavo di studio in via della Fortezza dove vi erano altri locali per studi ed io avevo avuto la smania di fare un grande quadro su di una grande tela (…). Scelsi per soggetto un fatto di casa Medici, ma non ricordo ora quale. Ci era una gentildonna vestita di nero con dei bambini in tuniche rosse, epoca 1500, fondo fantastico. Mi impazzavo a trovarlo e nulla concludevo”.
Lo scritto continua con una nota: “Il Costa entrò, esaminò i miei tentativi della macchia fatta in campagna, i bozzetti, e con un certo cinismo messe gli occhi sul mio grande quadro mediceo e mi disse in romanesco: ti imbrogliano, tu hai un paro di … così e non lo sai!“.
La svolta nei dipinti di storia
Le parole di Costa pronunciate in quel fatidico 1859, quando il romano va a trovare Fattori nel suo studio, fecero breccia nel cuore di quest’ultimo, lo scossero a tal punto che, complice anche il Concorso indetto da Bettino Ricasoli nel 1859 con cui si chiedeva esplicitamente di creare dipinti di storia contemporanea, il Nostro inizia a creare tele con soggetti di Storia Risorgimentale, fatti contemporanei all’artista, tralasciando i dipinti di storia antica.
Fattori ci si butta a capofitto.
Pensate che quando le truppe di Girolamo Bonaparte si stanziano alle Cacine dal giugno del ’59, Fattori è lì pronto a studiarne le movenze, le divise … disegni e bozzetti raccolti nel famoso Taccuino del ’59 che conferma come Fattori, e così i Macchiaioli, registrano la realtà che si trovano a vivere e che hanno sotto gli occhi ogni giorno.
Pensate che addirittura trascina la moglie, la povera Settimia Vannucci, durante il viaggio di nozze a trascorrere quest’ultimo sui luoghi delle battaglie del ’59 per documentarli dal vivo …
Un quadro di storia antica: Scena Medicea
L’episodio raccontato da Fattori risale al 1527, anno del Sacco di Roma, quando a Firenze giunse la notizia della disfatta di Clemente VII, papa di Casa Medici.
Al centro della scena, vestita di nero, si trova Clarice, nipote di Lorenzo il Magnifico e sposa di Filippo Strozzi, donna di grande energia, di animo nobile e di alto ingegno.
Dopo il Sacco di Roma, Clarice arriva a Firenze e chiede di essere condotta a Palazzo Medici in via Larga per parlare col cardinale Passerini, istitutore dei due giovani di casa Medici del ramo legittimo: Ippolito e Alessandro.
Questi ultimi, sono chiamati “bastardi” dal popolo, in quanto figli naturali: Ippolito figlio di Giuliano, Duca di Nemours, il secondo, figlio di Giulio … al secolo Clemente VII.
Clarice disprezza entrambi tanto che ordina al Passerini di andarsene da Firenze insieme ai due fanciulli…
Non è un caso che a lei si attribuiscono le dure parole “Fuori i muli di Casa Medici”.
Tutti questi personaggi si ritrovano nel dipinto di Fattori: Clarice Medici, al centro della scena, rappresentata mentre invita con un gesto perentorio il Passerini ad andarsene insieme ai due bastardi, ritratti con un atteggiamento rassegnato dietro al cardinale.
A sinistra un gruppo di astanti chiude la scena.


Le fonti letterarie dell’opera
Nel corso della prima fase della produzione pittorica di storia, Fattori attinge molto dalle fonti letterarie.
Tra le sue letture preferite c’è il romanzo storico L’assedio di Firenze dell’amico, nonché letterato e patriota, Domenico Guerrazzi, che nel suo lavoro ricorda l’episodio di Clarice Medici.
Così come si è certamente documentato sulla vita di Maria Stuarda nel creare il dipinto che rappresenta quest’ultima al campo di Croockstone quando trova il suo spasimante ormai morto a terra.
Fattori stesso ci racconta, sempre nelle sue lettere, che “m’impazzivo a trovare i costumi…”: gli artisti, infatti, lo sappiamo, tengono nei loro ateliers vestiti d’epoca per realizzare con fedeltà e verità storica anche i costumi e gli accessori annessi.
Analogie fra la Scena Medicea e Maria Stuarda al Campo di Crookstone
Entrambi i dipinti sono riferibili agli anni in cui Fattori si cimenta ancora con soggetti di storia antica, quindi fra il 1856 e il 1859.
Presentano una forte solidità di impianto compositivo
Una cura nei particolari, che compaiono anche nella scena Medicea, nonostante sia un bozzetto
Uno studio particolare sulle luci che lascia già presagire lo stacco dall’Accademia: uno scarto netto di luce ed ombra si impossessa dell’opera, al posto dei tenui passaggi chiaroscurali.
Troviamo, inoltre, il personale modus operandi dell’artista nella disposizione delle luci e dei contrasti cromatici.


Conclusioni
Dopo l’incontro con Nino Costa, Fattori pensa di riutilizzare la grande (e costosa) tela sull’altro verso, per realizzare uno dei suoi primi capolavori di soggetto risorgimentale.
Copre la Scena Medicea con uno spesso strato di vernice, quasi a chiudere una sorta di capitolo della sua vita per aprirsi al nuovo.
E il nuovo lo si trova girando la tela, con la splendida Carica di Cavalleria a Montebello dipinta fra il 1861 e il 1862.

Il dipinto rappresenta il nuovo corso della pittura di Fattori, aggiornato ai soggetti di Storia Contemporanea. Il sintetismo dell’immagine, ottenuto grazie alla tecnica della Macchia, si traduce in forti e netti contrasti di luce ed ombra e negli splendidi filamenti di colore che l’artista utilizza nel primo piano del dipinto.
Il dipinto rappresenta la battaglia chiave della II Guerra d’Indipendenza svoltasi il 20 maggio 1859 a Montebello, in provincia di Pavia, in cui l’esercito franco-piemontese sconfigge quello austriaco, di cui Fattori fissa la fase più forte e tumultuosa del conflitto.
La tela di grande formato, a fronte delle piccole tavolette dei soldati del ’59, presenta un fare pittorico concitato, in cui i colori della gamma cromatica degli ocra e dei marroni sono stesi utilizzando la tecnica della Macchia in primo piano nella resa del campo di Battaglia; l’enfasi della composizione detta il nuovo corso pittorico dell’artista: non più colori netti, staccati, segnati dalla linea di contorno, bensì colori stesi in modo sintetico, a macchie cromatiche accostate le une alle altre.
Sullo sfondo, la polvere alzata dalla battaglia, vela il paesaggio che ci accompagna a quelle striature orizzontali di cielo così tipiche dell’artista, conferendo una sottesa profondità al dipinto.
Il vecchio e il nuovo: tutto in un’unica tela …
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