Negli spazi della Cavallerizza a Lucca è in corso la mostra Giovanni Boldini. La seduzione della pittura, curata da Tiziano Panconi.
L’esposizione permette di fare un viaggio attraverso la pittura di Boldini e di seguirne le linee evolutive.
Giovanni Boldini
Nato a Ferrara nel 1842, giovanissimo si trasferisce a Firenze dove entra in contatto con il gruppo dei Macchiaioli Toscani.
Dotato di uno spirito libero, amante dei viaggi, Firenze inizia a stargli stretta.
Nel 1867 inizia a viaggiare a Londra e a Parigi, dove si reca per visitare l’Esposizione Universale.
Subito si innamora della Capitale francese tanto che decide di stabilirsi definitivamente a Parigi dal 1871.
Qui si trova un nuovo mercante, Goupil, e una bella modella che diventerà la sua compagna per dieci anni, la bella Berthe, ritratta in molte opere fra cui Signora che legge.

Collezione privata.
L’opera appartiene al primo periodo parigino dell’artista, quando lavorava per Goupil: il famoso mercante d’arte chiedeva una pittura minuta, zuccherosa, che rievocasse anche scene in costume. Qui la pennellata di Boldini, intrisa di colore, si avvale di piccoli tocchi a rendere la lucentezza del parquet, il brillio del raso delle scarpine, nonchè la sericità dell’abito bianco indossato dalla bella Berthe che si prestava a fare da modella per questi piccoli quadretti, tutto “zucchero e rosolio”.
A Parigi la sua vita decolla tanto da diventare il ritrattista più richiesto dall’elite parigina e non solo.
Contesse, cantanti, ricche americane, principesse, come Eulalia di Spagna, attrici, tutte vogliono farsi ritrarre dal pennello del grande peintre italien!
Boldini le ama tutte e le accontenta tutte!
Boldini le ammalia, le seduce, le spoglia con uno sguardo e…le mette anche a dieta!
Sì perché per entrare nei vestiti che sceglieva per ritrarle bisognava avere…un vitino da vespa!!
E lui dettava legge e si rivolgeva, spesso, ai grandi stilisti dell’epoca come Worth, per avere l’abito adatto al ritratto da eseguire.
E… con Boldini non ci si annoiava mai!
Non immaginatevi, infatti, lunghe e noiose ore di posa!
No, no, al contrario, faceva parlare incessantemente i suoi modelli perché li voleva il più naturali possibili, per renderli così nei ritratti.
Ritratti eseguiti dal vero, dopo numerosi schizzi eseguiti a matita per studiare il volto, l’acconciatura, la posa ma, non contento di tutto questo, quando finiva di lavorare in atelier, si recava al Boulevard di Boulogne per osservare, nascosto, i suoi modelli fuori dalla sacralità dell’atelier.
La seduzione della pittura
E’ l’artista stesso che ci accoglie in mostra con il suo dipinto L’autoritratto a sessantanove anni: ci troviamo di fronte ad un uomo in completo elegante marrone che ci scruta dai suoi piccoli occhialini.
Ci guarda.
Ci osserva.
Ma ripercorre anche la sua vita, a ritroso.

Ferrara Museo Boldini
Ed ecco nella prima sezione dedicata ai Macchiaioli Toscani, rivede il periodo trascorso a Firenze, le sue prime opere, i suoi primi ritratti, come quello del Generale Spagnolo di cui va fierissimo: “Una delle migliori cose che ho fatto” ricorda in una sua lettera.

Collezione Gaetano e Pietro Marzocco.
Un’opera giovanile di Boldini eseguita in soli tredici giorni. L’artista si concentra a rendere la psicologia dell’anziano Generale in pensione. Colpiscono il volto solcato da rughe e la liquidità dello sguardo.
In questi primi ritratti l’artista adotta la tecnica della macchia ma, soprattutto, è da segnalare l’evoluzione che il genere del ritratto presenta grazie al ferrarese.
Ritratti ambientati, dove il personaggio è ritratto nello studio, nel salotto di casa, opere che gareggiano con la nascente fotografia ma che, soprattutto, si preoccupano di far uscire il genere dall’empasse dell’Accademia.
Importante mettere in evidenza che la mostra fa dialogare Boldini anche con altri pittori, quindi nella prima sala troviamo opere anche di Signorini, Borrani, del livornese Cesare Bartolena.
Si prosegue con il primo periodo parigino documentato da alcuni quadretti eseguiti per Goupil, lo storico mercante d’arte che amava per la sua clientela piccoli dipinti (si vendevano molto facilmente) ambientati in un frivolo e piccante Settecento mondano, sullo stile di Mariano Fortuny e Meissonier: piccoli e zuccherosi pasticcini, come li definisce Diego Martelli, che tanto sono in voga all’epoca.
Il grande seduttore
Diciamolo subito: Boldini non è bello, ma ha un grande fascino, ha charme come dicono i francesi, ha quel qualcosa che affascina.
Le donne lo amano, e lui ama le donne.
Dopo circa dieci anni di convivenza, la bella Berthe viene sostituita dalla contessa Gabrielle de Rasty, sposata con il conte Constantin de Rasty: la donna viene ritratta molte volte tanto che in mostra a documentare il fascino di Gabrielle è presente, fra gli altri, il dipinto La contessa de Rasty seduta in abito nero, eseguito verso il 1879.

Ma Boldini non si accontenta solo di ritrarre Gabrielle, la vuole mettere a confronto con la bella e dolce Berthe.
Ecco allora Conversazione al caffè, eseguito un anno prima, dove Boldini ritrae le due donne sedute in un caffè parigino a dialogare: due donne completamente diverse, la schiva e bionda Berthe che sembra quasi infastidita dall’esuberanza della de Rasty, e quest’ultima bruna, esuberante, che invade lo spazio dell’altra.

Qui Boldini diventa il pittore che registra momenti di vita quotidiana, in quella fotografia della realtà che ci documenta tranche de vie secondo l’ammonimento di Baudelaire che invitava il pittore a registrare gli avvenimenti quotidiani.
L’ascesa
Il percorso del conte Bazza Testone Boldini, come veniva affettuosamente chiamato dagli amici, è tutto in ascesa, e il suo stile in continua evoluzione.
E quest’ultima è documentata da tutta una serie di ritratti, alcuni a grandezza naturale che ti lasciano senza fiato, che dialogano anche con le opere di altri artisti italiani presenti a Parigi: De Nittis, Corcos e Zandomeneghi, tutti testimoni insieme al Nostro di quel clima di sfavillante divertimento e mondanità che è la Belle Époque.
Nelle sale della Cavallerizza sfilano le grandi personalità, restiamo affascinati dalla pittura del ferrarese che presenta sempre più quelle che sono ormai le caratteristiche del suo stile pittorico: il volto ben definito, le mani con le dita lunghe, affusolate, mentre l’abito e lo sfondo sono sempre più indefiniti.

Il segno pittorico di Boldini
Egli vi affascina, vi corbella, vi mette il capo sottosopra: così scrive Diego Martelli del grande pittore.
La contessa Speranza è un ritratto del 1899.

Volto ben leggibile nei tratti somatici, mani con dita lunghe, sottili e nervose, linea sinuosa del corpo in un ritratto a grandezza naturale: lo stile di Boldini si definisce sempre più.
La contessa, non meglio identificata, si mostra in tutto il suo splendore.
Ritratta a grandezza naturale, il volto di profilo che spicca contro la psyche alle sue spalle, la luce che esalta il candore del décolleté segnato dall’importante scollatura dell’abito che segue la linea sinuosa del corpo: la pittura di Boldini diventa uno scintillio di luce a rendere le perline e le decorazioni del lungo abito nero che avvolge il corpo della donna.
Le pennellate sono sprazzi di luce.
Questi sprazzi di luce evolveranno verso la cosiddetta pittura a fuoco d’artificio in cui il pittore adotta uno stile nervoso, definito da sprazzi di colore, da pennellate eseguite di getto, in un vortice di luce e colori che avvolge l’effigiato, come ben testimonia La camicetta di voile del 1906, dove un vortice di pennellate avvolge la figura della donna che sembra quasi roteare su se stessa circondata da furiose e nevrotiche pennellate.

L’opera mette bene in evidenza la pittura a fuoco d’artificio del ferrarese: pennellate di colore che diventano veri e propri segni cromatici che costruiscono l’abito della donna e aumentano il senso di dinamismo dell’immagine.
Il percorso in mostra permette, quindi, di ricostruire la parabola artistica di Boldini, di essere catturati dal fascino della sua pittura.
Percorrendo le sale della Cavallerizza siete avvolti da quell’allure particolare che vi entrerà dentro e non vi lascerà più.
Fatevi avvolgere dall’ eleganza tutta parigina che sfila all’interno delle sale.
E, se volete, sarò ben lieta di accompagnarvi alla scoperta di questo grande seduttore. (Potete prenotare la Vostra visita guidata qui:
Giovanni Boldini la seduzione della pittura. Visita guidata alla mostra).
La mostra è aperta fino al 2 giugno 2026
Visitabile tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 20.00


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