Eleganza, fascino, bellezza: la moda femminile a Firenze al tempo di Lorenzo il Magnifico lascia veramente senza fiato!
Nel mio articolo sulla moda del XV secolo ho descritto l’abbigliamento femminile nel Quattrocento, questo è, quindi, un articolo di approfondimento sulla moda femminile a Firenze al tempo di Lorenzo de’ Medici.
Teniamo presente che i capi di base dell’abbigliamento sono gli stessi, quello che cambia sono i nomi con cui questi vengono chiamati.
Vale sempre la regola di base: ci si veste a strati.
Una camiciola di lino o cotone, la camicia di pulizia (quella che viene cambiata e lavata più spesso), quindi la sottoveste e la sopravveste che ora andiamo a vedere nel dettaglio.
L’abbigliamento detta lo status sociale…
Prima di iniziare mi preme specificare una cosa: spesso, infatti, durante le lezioni che tengo sulla Storia della Moda e del Costume, mi viene chiesto come vestono le classi più povere, che tessuti utilizzano per i loro abiti…
Diciamo subito che quello che fa la differenza, chiaramente, è il tessuto: un domestico, un piccolo borghese, non può permettersi un abito di seta, di broccato o di velluto, ma utilizza il semplice cotone, più spesso grezzo, lana grezza, filati non raffinati.
Il taglio dell’abito è molto semplice, completato da un grembiule da lavoro.
Ricordiamo che l’abbigliamento è sempre un elemento distintivo delle diverse classi sociali: velluti, taffetà, sete, broccati, gioielli, sono comuni per le famiglie nobili, chiaramente, dato il loro costo proibitivo.
Le Leggi suntuarie
Ma anche all’interno delle classi sociali ci sono, a loro volta, delle sottili differenze: lo raccontano le leggi suntuarie che, oltre a cercare di dare un freno alla ricchezza e al lusso esasperati, definiscono che tipo di abiti, tessuti, gioielli, possono essere utilizzati da principi, nobili, signori, valletti e servi: l’abbigliamento definisce sempre lo status sociale e le diverse categorie, non è una semplice distinzione fra poveri e ricchi.
Specificato questo, entriamo nel bellissimo mondo della moda femminile a Firenze al tempo di Lorenzo il Magnifico.
La moda femminile a Firenze al tempo di Lorenzo il Magnifico
Nel Quattrocento Firenze è un luogo cruciale di incontro per mercanti e viaggiatori attratti dalla produzione tessile di alta qualità quali sete, velluti, in primis la lana, che vengono esportati in tutta Europa.
Firenze si arricchisce con la produzione di panni lana e la Corporazione della Lana e quella di Calimala (Arte dei Mercatanti), che fanno parte delle Sette Arti Maggiori, sono le più importanti in città.
La città si arricchisce non solo con la produzione, ma anche con l’esportazione dei tessuti (ricordiamo i commerci con le Fiandre) e questa ricchezza permette alle donne fiorentine di indossare capi pregiati e complessi realizzati con tessuti come il velluto, il broccato e il damasco.
La prima trasformazione, come detto nel mio precedente articolo, va colta nel taglio degli abiti che ora, da semplici tuniche, mettono in risalto la figura con tagli che stringono l’abito a definire la silhouette del corpo.
Gli abiti principali
La moda femminile a Firenze al tempo di Lorenzo il Magnifico si compone di sottovesti e sopravvesti che si chiamano rispettivamente:
Gamurra
Guarnello
Cioppa
Cotta
Giornea
Vediamo le loro caratteristiche.
La Gamurra
Uno dei principali capi di abbigliamento femminile è la gamurra, una lunga veste con maniche strette che termina con una gonna lunga fino ai piedi.
Questa viene indossata da diversi ceti sociali: da quelli più umili, creata con tessuti semplici, fino alla nobiltà, che indossa la gamurra confezionata con stoffe preziose, panni di lana o fini drappi di seta bordati con galloni d’oro o d’argento.
Abbiamo, comunque, anche testimonianze di gamurre realizzate in cotone o lino.
I colori più usati sono il verde, il rosso e il celeste in tutte le diverse gradazioni.
La gamurra viene usata sia in casa che nelle occasioni pubbliche.
Com’è confezionata?
La struttura lineare, molto semplice, inizia ad essere arricchita con tagli sullo scollo, nelle maniche (attenzione: le maniche sono sempre staccate e sono intercambiabili con altre vesti!) che lasciano intravedere la camicia sottostante.
Il corpino segue la linea del busto, stringendolo con lacci che si trovano nella parte anteriore oppure lateralmente.
A volte le gamurre sono chiuse anche con bottoni o ganci metallici, come notiamo nel particolare della veste della Vergine nella pala di Francesco Bianchi Ferrari.

Modena, Galleria Estense

appuntati ad un nastro che chiudono la parte superiore della veste.
Carlo Crivelli nella Pala della Vergine della rondine mette in evidenza la chiusura del corpino con asole e lacci in oro, e quello più complesso della manica realizzata in lampasso laminato in oro.

Londra, National Gallery

del corpino e quello della chiusura della manica dell’abito
della Vergine nella Pala Ottoni di Crivelli.
La cioppa
Indossata insieme alla gamurra è la cioppa, una sopravveste (chiamata anche houppellande o pellanda) che, nei primi anni del XV secolo, è aderente nella parte superiore del corpo, stretta sotto il seno, per poi scendere in modo fluente verso terra, allargarsi, e terminare con un lungo strascico.
Le donne che la indossano camminano con il petto in avanti, andatura che conferisce alla figura eleganza e autorevolezza, come ci mostra Lo Scheggia nella scena nuziale rappresentata nel Cassone Adimari.
Le cioppe sono variamente foderate in seta o pelliccia, a seconda della stagione.
Domenico Ghirlandaio nel ritratto di Clarice Orsini ci mostra una lussuosa cioppa in velluto foderata di pelliccia.

Clarice indossa una cioppa in velluto foderata di pelliccia.
Spesso questa veste è impreziosita con bottoni in oro e argento, fermagli, passamanerie sfrangiate sul fondo, perle e gemme che richiamano gli stemmi araldici, le imprese familiari o i motti.
Il guarnello
Scorrendo gli inventari, troviamo menzionato anche il guarnello: una veste più semplice utilizzata durante le stagioni più calde, in quanto realizzata con tessuti leggeri di lino o cotone.
Il guarnello, quasi sempre senza maniche, viene utilizzato soprattutto per i lavori domestici o, nel caso delle contadine, per svolgere i lavori nei campi.
In vita le donne mettevano una cintura per creare un rimborso che alzava la gonna da terra e che nello stesso tempo diventa caratteristico di questo abito.
La cotta
Un’altra veste ancora è la cotta, confezionata con maniche lunghe, simile alla gamurra, ma da questa si differenzia perché è confezionata esclusivamente con tessuti preziosi come velluti, broccati, damaschi e sete operate: viene, quindi, indossata solo durante le cerimonie pubbliche.

La bella dama della famiglia Tornabuoni, al centro, indossa una cotta e una giornea: la cotta è la veste sottostante, mentre la giornea è la veste di sopra
La giornea
La cotta è solitamente la sottoveste, la giornea è la sopravveste aperta sul davanti e lungo i fianchi.
A volte queste aperture sono chiuse con nastri o cordini.
Non presenta le maniche, oppure le maniche sono staccate o “pendenti”.
La linea è morbida e mette in evidenza la cotta sottostante.
E’ una veste molto amata grazie alla sua leggerezza e fluidità, la linea confortevole e perchè mette in evidenza la cotta sottostante grazie anche ad un gioco di contrasti o richiami di tessuti di diversi colori.
E’ la veste usata durante la maternità.
Talvolta è utilizzata una cintura sotto il seno per stringere il corpino e a lasciare la gonna lunga e fluente.
La moda femminile a Firenze nel ritratto di Giovanna Tornabuoni

Madrid, Museo Nacional Thyssen-Bornemisza



Giovanna degli Albizi è una figura di spicco della Firenze rinascimentale.
Appartiene ad una delle più prestigiose famiglie fiorentine e il suo matrimonio con Lorenzo Tornabuoni aumenta il suo prestigio sociale.
Ritratta di profilo, Giovanna indossa vesti tipicamente estive, secondo la moda dell’epoca: una preziosa cotta e una lussuosa giornea.
La cotta è confezionata con un tessuto prezioso con motivo a galloni che formano un reticolato in diagonale, all’interno dei quali si trovano delicati motivi floreali.
Ad ogni intersezione dei galloni sono applicate delicate paillettes in oro.
La manica presenta aperture e tagli; sul giro manica e sul gomito, fuoriesce il candido lino della camicia sottostante.
La parte superiore è definita da una scollatura allargata e tenuta chiusa da un cordino che passa lungo una serie di occhielli che stringono la camicia sottostante in fitte piegoline.
La veste è completata dalla giornea in damasco e oro che illumina il ritratto.
La moda femminile e le vesti frappate
Altra categoria ancora sono le vesti frappate, decorate con ampie frange (frappe), che ornano diverse parti dell’abito.
Le decorazioni di queste frange creano motivi a piccole foglie, a coda di pavone, tagli in diagonale che creano motivi geometrici.
Le vesti frappate sono una chiara esibizione di uno status sociale elevato, in quanto richiedono una creazione laboriosa e un utilizzo di materiali molto pregiati.

Nel ritratto sono visibili le frappe che decorano la veste.
La frappa resta per tutto il secolo il dettaglio di costume, anche maschile, più esibito nelle feste e nelle cerimonie fiorentine come negli eventi solenni.


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